Obiettivo scuola aperta

Tra le innovazioni più significative della legge 107/2015 (cosiddetta “Buona Scuola”) c’è la regolamentazione dell’alternanza scuola-lavoro. Un’opportunità per gli studenti degli Istituti tecnici e professionali, che possono partecipare a percorsi formativi in azienda, ma anche per le imprese, che possono entrare in contatto con risorse da selezionare e soprattutto incrementare il proprio know-how in tema di digitalizzazione e social network.

di Davide Della Bella

L’alternanza scuola-lavoro, obbligatoria per tutte le studentesse e gli studenti degli ultimi tre anni delle scuole superiori, licei compresi, è una delle innovazioni più significative della legge 107 del 2015 (cosiddetta “Buona Scuola”) in linea con il principio della scuola aperta.
La legge prevede che tutti gli studenti degli Istituti Tecnici e Professionali partecipino nel triennio a percorsi di alternanza per una durata complessiva di 400 ore; per i liceali l’impegno nel triennio è invece pari a 200 ore.

Un’opportunità anche per le imprese di acquisire nuove competenze
Se per il sistema scolastico le prescrizioni della legge 107 rappresentano degli obblighi, per le imprese il contatto con i giovani costituisce un’opportunità unica. Innanzitutto è un’occasione per fare capire agli studenti il valore sociale d’impresa: in un momento storico come quello attuale, riuscire a trasmettere l’immagine di un’azienda che non è concentrata unicamente sul profitto ma che si pre-occupa (nel senso di occuparsi in anticipo) della formazione dei ragazzi può essere per le prossime generazioni un messaggio forte e motivante. In secondo luogo, il percorso di alternanza può essere un modo per selezionare le risorse più valide: vedere al lavoro ragazzi che stanno ancora plasmando le proprie competenze è il modo più efficace per comprendere le loro attitudini e la loro propensione a operare in un contesto organizzato. La possibilità di osservare i ragazzi nel corso di un triennio consente anche di comprendere ciò che – in tempi di velocissima evoluzione tecnologica-organizzativa – servirà di più a lavoratori e imprese: la capacità di imparare e applicare rapidamente quanto appreso. Infine, l’affiancamento degli studenti può essere un modo, anche per le imprese, di migliorare il proprio know-how: i ragazzi hanno delle skill (si pensi, ad esempio, alle competenze digitali ma anche all’utilizzo dei social network) spesso sconosciute dalle aziende che pure ne avrebbero un gran bisogno. Dare agli studenti la possibilità di esprimersi in queste aree significa per le imprese acquisire nuove competenze trasformabili facilmente in un vantaggio competitivo e in un approccio al mercato aggiornato.

Gli strumenti messi a disposizione dai diversi attori istituzionali
Come tutti gli investimenti, avere un ruolo attivo nell’alternanza comporta, per un’impresa, la piena consapevolezza dei propri obiettivi, il possesso di strumenti di riferimento e la disponibilità di risorse dedicate, anche solo parzialmente, al progetto.
Se gli obiettivi aziendali sono soggettivi e hanno una enorme variabilità, gli strumenti possono essere condivisi; diversi attori istituzionali mettono a disposizione dei tool che possono risultare molto utili, soprattutto per le imprese meno strutturate.
Il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca (MIUR) ha un sito dedicato con una piattaforma per la gestione dei percorsi di alternanza. Confindustria ha predisposto una guida che intende aiutare le imprese a cogliere tutte le opportunità offerte dall’alternanza scuola-lavoro e avviare o potenziare collaborazioni sistematiche con le scuole. Numerose Camere di Commercio (tra cui anche quella di Milano, Monza Brianza e Lodi) hanno previsto dei finanziamenti per la formazione dei tutor aziendali e per la realizzazione di alcuni servizi utili soprattutto all’organizzazione delle attività di alternanza.

La “Carta dei diritti e dei doveri dello studente in alternanza”
Ovviamente, l’interesse principale delle imprese è rivolto a comprendere quali tipologie di attività possono essere realizzate dagli studenti e quale sia il primo passo da compiere se decidono di essere protagonisti di percorsi di alternanza. Chiarito che i ragazzi non possono sostituire posizioni professionali, una risposta puntuale e dettagliata è quella proposta dalla “Carta dei diritti e dei doveri dello studente in alternanza”. Redatta in occasione degli Stati generali dell’Alternanza scuola-lavoro, la Carta è, di fatto, un regolamento che raccoglie tutto quello cui lo studente ha diritto (dal tipo di formazione alla presenza di un tutor a un corso di formazione sulla sicurezza sul lavoro) e le norme comportamentali da rispettare in azienda.
Un’impresa può iniziare a cimentarsi nell’alternanza in diversi modi, ma il più semplice è quello di contattare la propria Associazione di riferimento che saprà indirizzarla verso il percorso più adatto, capitalizzando le reti già presenti sul territorio in coerenza con la propria dimensione, i propri obiettivi e il proprio posizionamento sul mercato.
Ogni impresa ha quindi modo di personalizzare e valorizzare il contributo che la formazione e l’affiancamento degli studenti consente. Indipendentemente dalla tipologia di attività che sarà svolta e dalla metodologia di apprendimento, i percorsi di alternanza permettono alle aziende di venire a contatto, conoscere e valorizzare le proprie risorse del futuro: non una scommessa, quindi, ma un passaggio obbligato.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.