Salute e benessere dei lavoratori: il cambiamento passa dai robot

Può la crescente robotizzazione contribuire a migliorare le condizioni di salute e il benessere dei lavoratori nelle aziende manifatturiere? Cosa suggeriscono le esperienze concrete di chi utilizza i robot quotidianamente?
SIRI, l’Associazione italiana di robotica e automazione, con il patrocinio di Fondazione UCIMU e la nostra rivista, nel corso di un convegno organizzato lo scorso 7 novembre hanno provato a dare una risposta a queste e ad altre domande, alimentando il dibattito su un tema sempre più centrale nell’industria di oggi.

di Fabrizio Dalle Nogare

Se è vero, com’è vero, che se si vuole parlare delle implicazioni dei robot in ambito industriale le persone più indicate per farlo sono coloro che ogni giorno li utilizzano, allora il convegno “Robot, salute e benessere. L’impatto dell’automazione industriale 4.0 sul lavoro nelle fabbriche” ha colto nel segno. Facendo anche un passo in più, e coinvolgendo nella discussione esperti di medicina, sociologia, ricercatori e altre figure professionali in grado di offrire una prospettiva diversa e interessante. L’obiettivo fondamentale dell’evento promosso lo scorso 7 novembre da SIRI, PubliTec e Fondazione UCIMU presso la sede di UCIMU – Sistemi per Produrre a Cinisello Balsamo (MI) era identificare le ricadute della sempre più marcata robotizzazione di fabbrica sulla salute e sul benessere di chi in fabbrica lavora quotidianamente. Per questo sono stati intervistati quattro imprenditori attivi nel settore manifatturiero, protagonisti di un contributo video che è stato proiettato durante il convegno. Antonio Bevacqua dell’azienda San Grato High-Tech Forging (stampaggio, San Grato Canavese, TO), Raffaele Colleoni delle Fonderie Mario Mazzucconi (fusione e lavorazione dei metalli, Ponte San Pietro, BG), Carlo Gai della Gai Macchine Imbottigliatrici con sede a Cappelli (CN) e Matteo Vailati di Intercos Group (cosmetica, Agrate Brianza, MB) hanno descritto le ragioni che hanno portato le loro aziende a inserire i robot – dai collaborativi ai robot di saldatura e movimentazione ad alto payload – nelle linee di produzione e i risultati generati in termini di incremento della produttività, aumento dell’occupazione e, dato per nulla trascurabile, netto calo degli infortuni sul lavoro. In alcuni casi, gli eventi avversi riguardanti gli operatori si sono praticamente azzerati grazie al fatto che sono i robot a occuparsi delle mansioni a più alto rischio.

L’indagine Doxa sull’impatto dell’automazione sul lavoro
Dell’impatto di robot e automazione industriale sul lavoro si è occupata anche la Doxa, che con Massimo Sumberesi, Head of Doxa Marketing Advice, ha presentato i risultati dello studio “1° Rapporto su AI, robot e lavoro” condotto la scorsa primavera sia su un campione di manager/imprenditori che su un campione di dipendenti. I risultati mostrano un sentimento sostanzialmente favorevole sia tra manager e imprenditori che tra i lavoratori, con differenze importanti tra chi opera in un contesto di robotizzazione e chi, invece, non ne ha esperienza.
Il contatto con i robot o i sistemi di intelligenza artificiale ne mette evidentemente in luce gli aspetti positivi, ed è interessante notare come le ricadute dell’automazione sull’attività lavorativa siano considerate in modo più positivo tra gli operai (78%) che tra gli impiegati (60%) o i quadri (66%). Il bilancio, comunque, è decisamente positivo per entrambe le categorie.

La percezione diffusa di un miglioramento della sicurezza
“Dall’indagine – ha aggiunto Massimo Sumberesi – emerge un saldo positivo tra aziende che hanno aumentato il numero dei dipendenti e quelle che lo hanno visto diminuire in seguito all’introduzione di robot o sistemi di intelligenza artificiale. Inoltre, le realtà che hanno investito in robotica dichiarano generalmente che intendono proseguire su questa linea anche in futuro”.
Il quadro, dunque, sembra piuttosto delineato e incoraggiante e può certamente contribuire al superamento di alcuni pregiudizi: solo il 16% dei lavoratori si dichiara contrario all’uso dei robot, quota che scende sotto il 10% tra i dipendenti di aziende già robotizzate. Circa il 30% delle aziende attive in Italia utilizzano sistemi, soluzioni e processi basati sull’impiego dei robot. Di queste, quasi 1/3 ha aumentato il numero di dipendenti, mentre appena il 5% dichiara di aver ridotto in modo significativo il proprio personale. Oltre il 70% dei lavoratori dichiara di aver notato un miglioramento delle condizioni di sicurezza nel lavoro.

I robot come cambiamento, il cambiamento come opportunità
“L’introduzione dei robot in un contesto lavorativo è certamente un cambiamento, che avviene indipendentemente dalla volontà del lavoratore. Ogni cambiamento, poi, è fonte di stress e va gestito nel modo migliore”. A pronunciare queste parole è il professor Massimo Pagani della Scuola di Specializzazione in Medicina dello Sport dell’Università degli Studi di Milano, che ha posto l’accento sul fattore dello stress lavorativo derivante dalle nuove modalità organizzative che si stanno affermando nelle fabbriche moderne.
I robot non sono da considerarsi come “stressor”, cioè come elemento che genera lo stress producendo effetti sulla salute, bensì come una grossa opportunità per favorire il cambiamento e, di conseguenza, il miglioramento della propria condizione lavorativa in termini di salute e di benessere. “Proprio promuovendo la salute – ha aggiunto il professor Pagani – è possibile gestire lo stress. Le aziende possono mettere in campo iniziative di gestione dello stress che, a giudicare dalle esperienze analizzate, hanno dato ottimi risultati”.

“L’operaio aumentato” e i suoi livelli più alti di soddisfazione
Alla tavola rotonda che ha animato la parte finale dell’evento ha partecipato anche il professor Lino Codara, docente di Sociologia dell’organizzazione all’Università di Brescia, che si è focalizzato sul rapporto esistente tra automazione industriale 4.0 e qualità del lavoro, considerata la connessione stretta (anche se non univoca) tra quest’ultimo concetto e quello di benessere.
“Le moderne tecnologie, rendendo disponibili ai lavoratori maggiori informazioni e offrendo loro strumenti di comunicazione rapida, favoriscono il ridisegno delle mansioni, il ridimensionamento delle gerarchie di basso livello (perché si instaurano forme di comunicazione diretta tra operai e le funzioni aziendali, saltando i capi intermedi) e forme di coordinamento di tipo orizzontale. Oggi si parla, a tal proposito, di un “operaio aumentato”, cioè un operaio creativo, coinvolto, responsabile, in grado di gestire dati, di affrontare il problem solving e di collaborare direttamente con i responsabili delle funzioni di staff (logistica, manutenzione, ecc.), cioè in sintesi, capace di svolgere un lavoro intelligente”. Il professor Codara a quindi aggiunto che “gli studi e le ricerche sul campo ci dicono che in queste realtà i lavoratori mostrano anche livelli più alti di soddisfazione. Ancor più dell’arricchimento delle mansioni e della polivalenza, infatti, ciò che pare interessare ai lavoratori è essere coinvolti nelle decisioni che riguardano il proprio lavoro”.

La mano protesica che aiuta gli invalidi deriva dalla robotica androide
Dorotea Broglio, Dirigente medico dell’INAIL, ha relazionato sul contributo della robotica a supporto dei lavoratori che, a causa di un infortunio sul lavoro, hanno subito mutilazioni e menomazioni tali che,  sino a poco tempo fa,  gli avrebbero precluso il rientro al loro impiego. La robotica è entrata a pieno titolo non solo nel mondo del lavoro ma oramai anche nel mondo di coloro che, a causa di un infortunio sul lavoro, hanno subito mutilazioni e menomazioni di questo tipo. Nell’occasione, la dottoressa Broglio ha, infatti, descritto il progetto di una mano protesica di derivazione robotica androide con funzionalità e sensibilità tali da permettere a chi la indosserà di eseguire movimenti e attività simili all’arto fisiologico. Tale prodotto, in commercio dal 2019, nasce dalla collaborazione tra il Centro Protesi INAIL di Budrio e l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova ed è stata chiamata “Hannes”, in omaggio al professor Johannes Schmidl, a cui si deve l’avvio dell’attività di ricerca sulle protesi nel CP INAIL di Budrio già dal 1965. Si tratta di un dispositivo leggero, inossidabile, versatile e flessibile, gradevole esteticamente, con una buona autonomia di carica e soprattutto, grazie ad un software realizzato da Rehab Technologies Lab, un elevato livello di personalizzazione.
Il consigliere SIRI Alessandro Santamaria, AD di Roboteco Italargon, ha aggiunto alla discussione il punto di vista di un costruttore e integratore fortemente specializzato nei sistemi robotizzati di saldatura. “Pensare che gli impianti robotizzati che commercializziamo nel mondo possano contribuire a ridurre gli incidenti e le malattie professionali è sicuramente motivo di orgoglio e soddisfazione per noi”.