Come cambia la velocità di piegatura al variare della pressa

VICLA spiega come cambia la velocità di piegatura al variare del tipo di pressa. Tutti ricercano la velocità in produzione e quindi efficienza. Ma cosa s’intende per velocità? Una piegatrice veloce non è quella i cui assi Y, X, R ed eventualmente Z vengono azionati più rapidamente di un’altra. La velocità di una piegatrice si deve giudicare in funzione della qualità che fornisce all’intero processo produttivo.

Per questo è importante e interessante conoscere le evoluzioni della tecnologia, con i limiti a essa connessi via via superati: serve per poter scegliere la macchina più veloce in funzione di ciò che si fa e di quello che il mercato offre. La velocità è una componente quanto mai relativa che solo assieme a un costruttore evoluto può essere raggiunta e superata grazie alle proposte che più si addicono alle specifiche esigenze. Ma prima è necessario fare una piccola carrellata sulle tecnologie ormai in disuso ma che, a loro modo, hanno contribuito al raggiungimento degli standard odierni. Se la piegatura “a tre punti” (vedi il manuale di pressopiegatura) ruota attorno a un concetto tutto sommato semplice, molteplici sono state le tecnologie che hanno tentato di ottenere lo stesso effetto, ossia l’avvicinamento controllato di un punzone a una matrice nel modo più rapido e preciso possibile.

Presse meccaniche. Ormai in disuso, hanno segnato gli albori della piegatura. Collegate a un volano e a un movimento simile alle presse eccentriche da stampaggio, fornivano una spinta concentrata e apparentemente rapida. Infatti, in assenza di una grande precisione o di registri regolabili, la sola velocità della traversa Y diventa del tutto insufficiente nell’ottica di un reale miglioramento del processo. Da aggiungere sicuramente il fatto che risultavano essere molto pericolose.

RG Promecam. Prodotte dalla francese Promecam, prevedevano una anticonvenzionale risalita del banco invece della classica discesa della traversa su cui vengono fissati i punzoni.

Presse idrauliche a barra di torsione. In apperenza identiche alle idrauliche sincronizzate usate oggi, rappresentano le loro antesignane. I due cilindri venivano sincronizzati nella discesa attraverso l’uso di un semplice sistema di leverismi collegati a una barra di torsione. I fine corsa, invece, erano spesso costituiti da due chiocciole mosse da alberi a giunti cardanici che spostavano, di fatto, le battute di arresto dei cilindri.

Presse idrauliche sincronizzate. Sono la maggioranza delle macchine usate nelle carpenterie moderne. I due cilindri sono indipendenti e governati dall’azione di valvole proporzionali. Possono essere considerate un ottimo compromesso per il raggiungimento della massima velocità. Se aggiungiamo che a una tecnologia ormai matura e affidabile si possono aggiungere registri posteriori multi-asse, accompagnatori, controlli numerici grafici e molto altro, potrebbe rappresentare sicuramente la tecnologia più idonea.

Presse idrauliche ibride. A volte chiamate superficialmente elettriche, sono la naturale evoluzione delle piegatrici idrauliche sincronizzate. In questo caso la velocità è elevata, grazie all’abbinamento di una precisione sconosciuta alle tecnologie precedenti. Qui vi sono due motori brushless che movimentano in maniera diretta due camere d’olio separate e molto più piccole. Ne consegue che la velocità e la precisione sono così accompagnate da consumi ridotti.

Presse elettriche. Sono una nicchia che le vede più adatte a specifici tipi di lavori. Possono essere movimentate con cinghie o viti a ricircolo in trazione o compressione. Un altro aspetto importante, anche se non sembra connesso con la velocità, è la dimensione della pressa. Ragionando in termini di velocità di flusso e non di singola macchina, è da prendere in considerazione la possibilità di dotarsi di una piegatrice compatta. Questo vale per un terzista con una produzione reale che preveda l’80% o oltre di pezzi sotto i 2.000 mm di piega. Una valida alternativa dunque può essere affidarsi a un costruttore che possa avere nel proprio catalogo una macchina piccola e veloce che sgravi buona parte del lavoro in termini di varietà e cambi attrezzaggio.